Erano anni che pensavo al fascino dei calanchi che si incontrano scendendo da Roccaverano verso Spigno. Li avevo visti diverse volte passando in auto, questi calanchi — mi avevano sempre incuriosita ma avevo sempre rimandato a “la prossima volta mi fermo a fotografarli”. Finalmente la prossima volta è arrivata, e non solo li ho fotografati, ma ci ho pure camminato in mezzo, passando una bella mattinata escursionistica a Merana, seguendo Rob-In.
Questi calanchi sono infatti parte integrante del paesaggio della ristretta zona di produzione del Roccaverano DOP: due anni fa vi avevo raccontato il versante da Roccaverano verso Monastero, quello che si può scoprire a piedi con il Giro delle Cinque Torri, oggi invece vi porto al di qua, scendendo verso la Bormida di Spigno, in provincia di Alessandria e con la punta della provincia di Asti che corrisponde a Mombaldone.
Ci sono tanti percorsi mappati dal CAI di Acqui Terme in zona, qui in particolare l’Anello di Merana, caratterizzato dal cartello 575. Io ho personalizzato l’esperienza, in base alla curiosità e necessità e ora ve la racconto.
A Merana ho lasciato la macchina davanti alla chiesa parrocchiale, vicino alla sede della Pro Loco, e da lì siamo partiti — io e la mia famiglia — con l’idea scoprire il territorio e camminare in questa strana atmosfera dei calanchi. Base di partenza per il nostro percorso è stata una traccia trovata su Wikiloc di 5,5 km, innestata più volte sul sentiero CAI 575. Ma quello che abbiamo fatto, in realtà, come spesso accade nelle camminate più belle, lo ha deciso il percorso stesso.
La direzione era verso l’innesto con il sentiero 575 ma poi abbiamo seguito lo sguardo, che ci ha condotto alla Torre di San Fermo. Dopo una salita sterrata di oltre un chilometro e mezzo — bucolica, silenziosa, tra casette e verde — siamo spuntati al cimitero e da lì abbiamo preso a sinistra su strada asfaltata. Ed è stato qui che è arrivata la prima sorpresa.
La barca tra i calanchi
Una barca. Di legno, viola e arancione, con un piccolo tavolino accanto. Posata tra le rocce grigie dei calanchi come se ci fosse sempre stata. È un omaggio di famiglia, un ricordo trasformato in luogo di sosta dedicato da Paolo e Luca Ghione in memoria del papà Pierino. In queste colline, e non solo qui, capita di incontrare barche abbandonate tra le vigne o nei boschi: segni di un tempo lontano, di storie che non si raccontano più ad alta voce ma restano nel paesaggio. Questa invece è stata scelta, curata, trasformata in un punto di contemplazione. Immersa nel grigio della pietra, con il panorama sui calanchi davanti, è una delle cose più suggestive che abbia visto da tempo.
La Torre di San Fermo e la Panchina Gigante di Merana
Siamo saliti ancora, fino alla Torre di San Fermo. E qui la sorpresa è diventata meraviglia: intorno alla torre c’è una spianata verde con una chiesetta ed un piccolo bosco con tavolini da picnic, acqua potabile, servizi. E la Panchina Gigante numero 45 del Big Bench Community Project — da cui il panorama sui calanchi è semplicemente pazzesco.
Nel cuore dei calanchi
Da lì siamo scesi riprendendo un tratto del percorso fatto in salita, poi abbiamo imboccato a sinistra il sentiero CAI 575, addentrandoci nel bosco.
E qui il paesaggio ha cambiato ancora registro: boscaglia fitta, poi aperture improvvise senza niente intorno, passaggi dove l’acqua ha scavato le rocce nel tempo — bisogna fare attenzione, le pendenze in certi punti sono impegnative. Chi è meno allenato o preferisce stare sul sicuro può tranquillamente rientrare dalla strada asfaltata percorsa in salita: è un’alternativa più che valida, adatta anche a chi ha bambini piccoli o vuole qualcosa di più semplice.
In fondo alla valle ci aspettava un passaggio curioso: un piccolo rio da guadare, con due pietre apposite per attraversarlo senza bagnarsi.
Duecento metri dopo, di nuovo sull’asfalto. Seguendo i cartelli del CAI 575 in direzione Olmo Gentile, siamo arrivati a un gruppo di case e poi, oltre le case, in una vallata sospesa che sembrava già alta montagna. Sulla sinistra i prati, sulla destra i calanchi maestosi. Il sentiero si faceva sempre più erto, tra gli arbusti, senza alberi — una sensazione di essere chissà dove, lontani da tutto. Abbiamo scelto di tornare indietro, senza forzare.
Il ritorno è stato dolcissimo: strada asfaltata in fondovalle, accanto al torrente, con il suo rumore che accompagna i passi. A un certo punto si forma anche una piccola cascata. Siamo rientrati al punto di partenza sereni, soddisfatti, con le gambe stanche nel modo giusto.
Quello che non dimentico
Due cose che voglio sottolineare, perché non sono scontate. Non abbiamo incrociato una sola macchina per tutto il percorso. E abbiamo incrociato persone — chi sistemava l’area picnic alla torre — di una gentilezza e un’accoglienza che scalda. Non è così ovunque, che le persone ti invitino a godere dei loro luoghi con così tanto calore.
E poi: zero rifiuti. Nemmeno uno. Per chi come me ha un’anima green, questo è un plauso che va fatto — a chi si prende cura di questi sentieri e a chi li percorre rispettandoli.
Grazie Rob-In che con il tuo volo ci fai conoscere posti davvero incontaminati!!!
Il file GPX del mio percorso lo trovate qui sotto. I riferimenti ai sentieri CAI di Acqui Terme li aggiungo per chi vuole esplorare varianti più impegnative. Per chi cerca qualcosa di più accessibile — famiglie, bambini, chi preferisce l’asfalto — le alternative ci sono e ve le ho descritte e poi, come abbiamo fatto noi: partite con una mappa ma poi andate dove vi conduce lo sguardo e il cuore.
PS: A Merana sono anche famosi i “Murion”, delle rocce tra i calanchi dalla strana forma, ma noi avendo scelto di dedicare tempo ed energie a raggiungere la Torre non li abbiamo visti. Ci dobbiamo dunque tornare!
➡ Scarica il file del mio percorso cliccando qui -> Percorso Merana
Questo invece l’anello 5,5 km che ho trovato su Wikilok – io ho seguito giusto la partenza e l’arrivo…
E qui il pieghevole sull’anello di Merana completo a cura del CAI Acqui Terme ➡ sentiero-575-pieghevole














